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7 bed villa for sale

£6,883,613 (€7,500,000 (€1,201/sq. ft) ) Guide price

Urbino, Pesaro And Urbino, Marche, Italy

7 3 6,243 sq. ft*
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Property features

  • Private garden
  • Communal garden
  • Off street parking

Property description

Ground Floor: 156.70

Chapel and Woodshed: 20.00

Garden Lodge: 37.50

First Floor Apartment: 206.25

Lodge: 38.10

Second Floor Apartment: 174.000

Tower: 23:20

Gross Floor Area: 580.00

Loggia: 75.60

total. 655.60

Garden: 3500-4000

Outbuilding: 50.00

Terrain: 300.00

Rural Terrain: 8000.00

(All measurements in metres).

Cenni Storici su “Ca' Paciotti” (cit. Don Franco Negroni)

Chi dal Torrione di S. Paolo sino al Mercatale volge lo sguardo allo scenario che circonda Urbino, rimane colpito dall'ondulato susseguirsi di colli, di pendii e di vallate contrassegnati al limite dell'orizzonte dai contrafforti appenninici del M. Catria e del M. Nerone, e non può non ammirare, vicinissimo alla città, un poggio sul quale occhieggia tra il verde un piacevole fabbricato: Ca' Paciotti”. Dalla seconda metà del sec. XV fu della famiglia Passionei, da cui, tra gli altri, uscì quel Paolo di Guido che, ricco mercante ed amministratore di Federico Montefeltro, dopo il 1470 si premurò di costruirsi una casa, che, dopo il Palazzo Ducale, può dirsi la più bella della città. Tuttavia quel poggio fuori Porta Valbona non era altro che terra seminativa e vignata, detta appunto “Vigna di S. Antonio” dal vicino oratorio ed ospitale denominati dal Santo Abbate e situati quasi a metà salita del colle del cappuccini. Si chiamava ancora così nel 1569, quando il 21 Marzo i beni dai Passionei, con grande loro rammarico, passavano per vendita all'architetto Francesco Paciotti (1521-1591). Probabilmente già al tempo dei Passionei nella “Vigna di S. Antonio” c'era un fabbricato ad uso colombaia e abitazione del colono, ma vi era certamente nel 1576, quando il fattore di famiglia concede a lavorio, secondo gli statuti di Urbino, ad Andrea di Cristoforo da Cerquetobono e fratelli “la possessione di S. Antonio” fuori delle mura cittadine, con vari oneri mezzadrili. Furono certamente i Paciotti a dare un volto di villa dignitosa alla possessione che da loro prenderà specifico nome. Comprata dall'architetto Francesco per 1300 scudi urbinati, fu venduta per scudi 4400 il 16 Ottobre 1631 dalla Contessa Giulia Staccoli vedova del Conte Carlo Paciotti, figlio di Francesco, ai Sigg. Giovanni e Giannandrea figli ed eredi del fu Sig. Gentile Rossi. Nell'atto di passaggio è specificato che la possessione è dei Paciotti, di diverse qualità di terre “con le case, il colombaio, i portici, i casalini e tutte le sue pertinenze, sita nella corte della Città di Urbino in voc. S. Antonio o Ca' Paciotti”.... I due fratelli vennero presto alla divisione del ricco patrimonio e “Ca Paciotti” toccò a Giovanni, che in città abitava il palazzo già dei Baldi e dove nel portale ancor si legge la scritta: “Joannes De Rubeis”. Nell'inventario steso dopo la morte di questi, il 16 Giugno 1648 si elencano le suppellettili della possessione “Cha Paciotti vicino al convento del Cappuccini, da cui risulta una sala adorna di parecchi quadri a soggetto religioso e profano e mobili di noce, né da meno sono le altre sei stanze, oltre la cucina coi suoi utensili. Dieci anni dopo nel Consiglio Comunale del 5 Settembre 1658 “Fu risoluto in ordine anco ai sensi di S. Ecc. Espressi dal Sig. Luogotenente, che si paghino al Sig. Giacomo Rossi scudi quaranta per nolo delle case di Cal Paciotto per tutto il tempo che si sono occupate per lazzaretto, e se gli rifaccino tutti i danni”. L'ultimo dei Rossi, di questo ramo, il Sig. Giacomo, sposato alla Nob. Lavinia Gasparini di Mercatello ma senza figli, pensò di costituire la dote della cognata nubile Caterina Teresa Gasparini, assegnandole la proprietà di Ca Paciotti e con testamento del 15 Ottobre 1720, soddisfatti vari oneri, la dichiarava erede universale. Il forte terremoto del 24 Aprile 1741 danneggiò notevolmente il palazzo di città e la villa di Cal Paciotto, per cui l'erede Caterina Gasparini sposata al Nob. Antonio Paltroni urbinate, col marito e figli vendono ai fratelli Corradi il 2 Luglio 1743 il predio Ca Paciotti per far fronte alle spese di riattamento, ma col patto di redimere il podere e suo casino entro 15 anni. Nel 1746 muore senza testamento la Caterina Gasparini Paltroni e il 10 Gennaio 1747 i Sigg. Paltroni vendono al S. Ecc. Orazio Albani, principe di Soriano, tramite il suo agente D. Marco Lazzari, i due poderi di Ca Paciotti e Ca il Sorchione per la somma di scudi ducali 6975. Rimase agli Albani fino alla seconda metà del sec. XIX, passando poi ad altri, tra i quali il Comm. Avv. Romualdo Vetrari che il 24 Marzo 1920 a rog. Francesco Benedetti vendeva il podere e la villa ai coniugi Giuseppe Mancini e M. Domenica Edvige Baffoni, dai quali passerà al nipote Prof. Ennio Ridolfi, attuale proprietario. Lo stabile, in cotto, d'indubbio valore paesaggistico, non manca neppure di dignità architettonica, costituita da una torre colombiana centrale, abbracciata più in basso da un quadrilatero. Sul lato d'ingresso insiste un loggiato a cinque archi, sotto il quale al centro è il portone d'entrata in pietra a bugne lisce alternate da binati a punte di diamante sulla cui chiave di volta campeggia l'arme dei Rossi come pure lo stesso stemma compare nei peducci del rettangolare salone dal soffitto crespinato, in quelli di altre stanze, mentre in altra sono caratterizzati da gioiosi amorini. Osservando la struttura del salone, oggi arricchito anche di un bel camino in pietra del sec. XVI, s'avverte il taglio sulla vecchia colombaia inglobata nel nominato quadrilatero. Addossato a questo sul retro in euritmia con l'aggetto del loggiato è un corpo di fabbrica di vecchia data, che pare tradire i restauri apportati dopo il terremoto del 1741. Sul fianco destro, ove il terreno si presenta scosceso, quattro robusti arconi danno solidità e slancio al fabbricato. In una veduta di Urbino presa da sud-est dal pennello di Gaspare Vanvitelli intorno al 1723, compare in primo piano “Ca Panciotti” armonioso e solenne: Ma indubbiamente il pittore ha indulto alla fantasia nell'altezza e nella larghezza, che sono più modeste. Tutto il complesso, con i crismi della Soprintendenza ai Monumenti, è stato assennatamente restaurato nel 1972, risanando ciò ch'era cadente, togliendo aggiunte arbitrarie e deturpanti d'epoca non lontanissima da noi: Ne risulta una decorosa costruzione, che con l'eredità della storia, merita davvero considerazione e cura.

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    Morning (8am-noon)
    Afternoon (noon-5pm)
    Evening (5pm-9pm)
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